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Ripiani asimmetrici, mensole/tavole monocrome e stele ultra-lucide disposte come i monoliti di Stonehenge. Piccole piramidi e cubi colorati, strutture specchianti e blocchi di resina pigmentata. Disegni e mandala che richiamano lo studio dell’astrologia e del misticismo.

Si è aperta presso la galleria David Zwirner di New York una grande mostra dell’artista statunitense John McCracken. Il corpo di opere, che comprende lavori conosciuti e meno visti, offre un percorso singolare attraverso la discussa produzione artistica di McCracken. Realizzate tra l’inizio degli anni Sessanta e il 2011 (l’anno della sua scomparsa), e provenienti prevalentemente da collezioni pubbliche e private, la mostra si estende su più sale, tematizzando ogni ambiente della galleria in modo diverso.

L’artista iniziò a sperimentare con tele tridimensionali durante i primi anni ’50, quando frequentava il California College of Arts and Crafts di Oakland. Presto perfezionò la sua personale firma nella scultura minimalista, impiegando materiali industriali come la resina colorata e le lacche automobilistiche, e tecniche della costruzione di surfboard, tanto popolari nel Sud della California. Queste opere, che interrogavano le relazioni tra il mondo materiale e il design, erano fatte di superfici lisce e ultra lucide, caratterizzate dal monocromo e l’effetto specchio. Nel 1966 giunse alla sua forma preferita: la mensola. Stretta, rettangolare e monocromatica, di solito poggiata contro il muro e concepita come un’esistenza tra due mondi: il pavimento (il mondo fisico, che regge gli oggetti) e il muro (il mondo della fantasia e dello spazio mentale).

Le sculture esposte in questa mostra evidenziano come anche il colore era concepito non soltanto come una peculiarità visiva, ma ben oltre, come un materiale in sé. Le lacche ultra-lucide delle sculture rispecchiano lo spettatore permettendo di relazionarsi in maniera insolita al reame della tridimensionalità e dello spazio fisico della galleria.

McCracken, infatti, non indagava soltanto le possibilità e i limiti della scultura, ma era anche profondamente interessato all’astronomia, alla cosmologia e alla science fiction. “Sono un po’ come alieni, esseri a parte”, amava dire McCracken delle sue creazioni.

La sala al piano superiore offre una finestra su questi studi: un ambiente dedicato esclusivamente a sculture di piccolo formato, disposte come oggetti preziosi su basi rettangolari, e una lunga serie di mandala e schizzi preparatori, finora quasi mai esposti al pubblico, che confermano l’aspetto mistico della sua ricerca. Le opere, con la loro aura storica e spirituale, si presentano come (impossibili) relitti del futuro, narrando fenomeni inspiegabili delle origini umane. Ci troviamo immersi in un vocabolario di forme e colori che fanno riferimento a concetti arcaici e rappresentano un’interessante antonimia agli oggetti solidi, costituiti di superfici apparentemente impenetrabili.

La mostra è accompagnata da una monografia con testo di Robin Clark.

L’articolo è stato pubblicato su Wall Street International Magazine.

John McCracken @ David Zwirner NY1 John McCracken @ David Zwirner NY2 John McCracken @ David Zwirner NY3 John McCracken @ David Zwirner NY4 John McCracken @ David Zwirner NY5 John McCracken @ David Zwirner NY6 John McCracken @ David Zwirner NY7 John McCracken @ David Zwirner NY8

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