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1 tonnellata d’Arte… O di acciaio? Un’opera architettonica lunga 8 metri e mezzo… O un ponte senza viti, né elementi fissanti? Una luccicante piramide d’oro… O un’i- e a-llusione al potere del denaro?

Chris Burden arriva al New Museum di New York con i piedi di piombo. Extreme Measures è la sua prima grande mostra personale negli Stati Uniti e presenta una selezione di opere, dove i limiti fisici e morali sono messi in discussione offrendo una straordinaria opportunità di esaminare i modi con cui Burden ha continuamente indagato il punto di rottura dei materiali, delle istituzioni, e anche se stesso.

A salutare i visitatori già dalla strada è Ghost Ship (2005), una barca lunga 9 metri, appesa alla parete esterna del museo, progettata originariamente per navigare senza pilota quattrocento miglia lungo la costa della Scozia. La sfida con la gravità continua al piano terra dove è stato installato un grande camion che sorregge con la sola forza dell’equilibrio un cubo di acciaio del peso di 1 tonnellata. Il gioco con il peso e le misure continua poi su tutti i cinque piani del museo, dove sono esposte le opere degli ultimi quattro decenni.

Dai primi lavori degli anni ’70, come Big Wheel (1979), un’enorme ruota d’acciaio alimentata da una Benelli del 1968, fino ad ambiziose sculture di crescente dimensione e complessità come Three Arch Dry Stock Bridge, 1/4 scale (2013), un ponte costruito senza l’utilizzo di alcun mezzo fissante, sorretto soltanto da un intelligente incastro e la forza della gravità. Meraviglie dell’ingegneria che incantano e indagano i rapporti di politica e potere degli Stati Uniti. Emblematico in questo senso L.A.P.D. Uniforms (1993). La serie di uniformi in lana per “giganti”, è stata realizzata in risposta alle rivolte di Los Angeles che hanno seguito il pestaggio di Rodney King e parlano di impegno critico di Burden verso le figure autoritarie, la presenza militare nel paese, e altre figure di potere. Gli stessi temi vengono esplorati in un’affascinante installazione di 625 sottomarini in miniatura, appesi da invisibili fili dal soffitto: All the Submarines of the United States of America (1987). Nel suo anno di creazione il titolo dell’opera era perfettamente autoreferenziale, appunto “Tutti i sottomarini degli Stati Uniti d’America.”

La bellezza e complessità delle opere seducono non solo per la loro monumentalità, ma anche per l’impiego di materiali e tecniche d’installazione che sono al limite del possibile. Insieme alla presentazione delle prime performance, opere video e un’ampia documentazione cartacea, questa mostra sfida le nostre convenzioni e opinioni circa il mondo dell’arte contemporanea e una società basata, appunto, sulla misura.

L’articolo è stato pubblicato su Wall Street International Magazine.

Three Arch Dry Stack Bridge, 1-4 Scale, 2013 photo-B.Forr_  Chris Burden, The Big Wheel, 1979 Chris Burden, LAPD Uniforms, 1993, photo FabricWorkshop New Museum, New York New Museum_2013_Chris Burden_Benoit Pailley New Museum_2013_Chris Burden_Benoit Pailley Chris Burden, Benoit Pailley, 2013 Chris Burden Benoit Pailley, 2013 New Museum_2013_Chris Burden_Benoit Pailley 200a.tif Chris Burden, 1 Ton Crane Truck, 2009, photo E.Koyama

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